Nel film A Beautiful Mind, ispirato alla vita del matematico John Nash, c’è una scena che riesce a rendere visivamente un’intuizione profonda di Nash che gli è valsa il Nobel. L’attore che interpreta Nash entra in un pub con i suoi amici. L’atmosfera è quella informale dei locali universitari: battute, sguardi rapidi, complicità. A un certo punto, il gruppo nota cinque ragazze, tra cui una spicca per bellezza e presenza. L’istinto immediato dei ragazzi è quello di puntare tutti su di lei. Ma Nash li interrompe. Se ognuno scegliesse di corteggiare la più desiderata, spiega, finirebbero per ostacolarsi a vicenda, e probabilmente nessuno ci riuscirebbe. Inoltre, le altre ragazze – percependosi come seconde scelte – non concederebbero attenzione a nessuno. Nash propone allora un approccio diverso: ignorare la più attraente e rivolgersi alle altre. In questo modo, ciascuno eviterebbe la competizione diretta, migliorando le proprie possibilità.
Quella semplice intuizione contiene il nucleo della teoria che porta il suo nome: l’equilibrio di Nash, e che elaborò tra il 1949 e il 1950, concretizzando in sole ventisette pagine di tesi di dottorato che gli avrebbero dato il Nobel ben quarantacinque anni dopo. Nash, affascinato dalla possibilità di applicare la teoria dei giochi all’economia, ai rapporti politici tra stati, alle strategie militari, affrontò il problema in modo originale e rivoluzionario rispetto a Von Neumann, colui che aveva teorizzato la teoria dei giochi negli anni ’20. Estese la trattazione a giochi a più partecipanti (mentre Von Neumann si era occupato di giochi a due) e scoprì una soluzione di equilibrio in cui ogni agente trova la miglior strategia rispetto alla migliore strategia di tutti gli altri (le “strategie dominanti”).
Teoria e pratica dell’equilibrio di Nash
L’equilibrio di Nash viene detto anche equilibrio non cooperativo perché, dunque, non deriva da un accordo esplicito tra le parti, ma emerge spontaneamente come conseguenza delle scelte strategiche individuali. Ogni agente economico, nel prendere decisioni, considera razionalmente le possibili azioni degli altri e sceglie quella che massimizza il proprio interesse personale, supponendo che anche gli altri facciano Io stesso. Questo porta a una situazione in cui nessun agente ha un incentivo a deviare unilateralmente dalla propria scelta, dato che qualsiasi cambiamento unilaterale comporterebbe un peggioramento del proprio risultato.
L’importanza dell’equilibrio di Nash risiede nella sua capacità di descrivere il comportamento strategico in scenari competitivi, dove gli attori operano in modo indipendente senza possibilità di accordarsi. Nonostante l’assenza di cooperazione esplicita, le interazioni tra gli agenti possono comunque condurre a un equilibrio del sistema economico, in cui le aspettative e le scelte individuali si stabilizzano reciprocamente. Tuttavia, è fondamentale notare che un equilibrio di Nash non è necessariamente ottimale dal punto di vista collettivo: in alcuni casi, può portare a esiti inefficienti o subottimali, come accade nel dilemma del prigioniero, dove l’interesse individuale porta a un risultato peggiore per tutti rispetto a quello che si otterrebbe con una strategia cooperativa.
In ambito economico l’equilibrio di Nash trova applicazione in molteplici contesti, tra cui la concorrenza tra imprese, le negoziazioni politiche, la gestione delle risorse comuni e perfino il comportamento dei mercati finanziari. La sua analisi consente di prevedere gli esiti di situazioni strategiche e di comprendere le dinamiche di interazione tra soggetti razionali, fornendo strumenti utili sia per la teoria economica che per la pratica decisionale.
Esempi in ambito aziendale
Un esempio pratico di questa evoluzione strategica in ambito aziendale è il coordinamento tra business unit in un’azienda complessa. Ogni unità ha obiettivi propri (massimizzazione del profitto, espansione di mercato, innovazione), ma deve anche rispondere a vincoli organizzativi e interazioni con le altre unità. Se ogni divisione agisse isolatamente, ottimizzando solo il proprio rendimento, si potrebbero generare inefficienze sistemiche (duplicazioni di investimento, conflitti interni, perdita di sinergie). Applicando il modello dell’equilibrio, le unità aziendali adeguano progressivamente le loro strategie attraverso iterazioni successive, fino a raggiungere un equilibrio collettivo vantaggioso per l’intera organizzazione.
Come esempio ancora più concreto di tale applicazione, consideriamo una grande azienda tecnologica che deve decidere se investire in ricerca interna o acquisire startup innovative. Se ogni divisione (ad esempio R&D, finanza, strategia) prende decisioni in modo indipendente, il rischio è di sprecare risorse in iniziative non coordinate. Il modello dell’equilibrio suggerisce un processo iterativo di feedback: ciascuna divisione aggiorna la propria strategia sulla base delle reazioni delle altre, portando gradualmente l’azienda verso un equilibrio efficiente.
Modello di Nash e leadership
Il modello di Nash offre un paradigma innovativo anche per la regolazione e adattamento della leadership: invece di imporre decisioni dall’alto, il management dovrebbe creare un ecosistema di adattamento strategico continuo. Questo approccio è particolarmente utile in contesti di alta incertezza, come le startup o le aziende in trasformazione digitale. Ma adottare questo modello significa rivedere i tradizionali meccanismi di controllo e incentivazione. Se i leader aziendali facilitano processi decisionali iterativi basati su feedback e adattamento, l’azienda diventa più resiliente e capace di rispondere rapidamente ai cambiamenti di mercato.
In sintesi, l’applicazione del modello dell’equilibrio di Nash alla gestione aziendale permette di superare la rigidità delle decisioni isolate, favorendo un’evoluzione strategica continua. La sfida non è trovare una strategia perfetta ex ante, ma costruire un sistema decisionale in grado di apprendere e adattarsi costantemente, garantendo all’azienda un vantaggio competitivo sostenibile.
Aree di applicazioni nei contesti aziendali
In contesti aziendali ed economici, dunque, questa teoria può essere interpretata come un modello per il coordinamento ottimale delle scelte strategiche tra attori interdipendenti e possono essere impiegate in diversi ambiti della gestione aziendale per ottimizzare decisioni strategiche e migliorare l’efficienza organizzativa.
1.Processo Decisionale e Coordinamento
- In aziende complesse, con molteplici attori decisionali, l’adozione di un modello basato suII’equiIibrio di Nash permette di evitare conflitti e sprechi di risorse.
- Attraverso iterazioni ripetute e feedback costanti, le decisioni possono convergere verso un equilibrio dinamico che rispetti le esigenze di tutti i dipartimenti e stakeholder.
2.Gestione delle Risorse Umane
- La teoria può essere applicata nella negoziazione tra azienda e dipendenti, in cui gli adattamenti progressivi delle richieste salariali e delle condizioni di lavoro portano a un equilibrio equo per entrambe le parti.
- Nei team di lavoro, l’auto-organizzazione basata sui principi dell’equilibrio facilita la distribuzione delle responsabilità e riduce l’attrito tra colleghi.
3.Strategia Aziendale e Innovazione
- Nell’allocazione delle risorse tra diverse unità aziendali, un approccio basato sulla convergenza strategica può favorire l’equilibrio tra esplorazione e sfruttamento delle opportunità di mercato.
- L’innovazione aziendale è spesso frutto di una serie di aggiustamenti iterativi. Creare un ambiente in cui gli attori possano adattare progressivamente le proprie strategie facilita il raggiungimento di un punto di equilibrio ottimale tra rischio e rendimento.
4.Relazioni con il Mercato e Stakeholder
- Nel rapporto con fornitori e clienti, l’applicazione della teoria permette di negoziare accordi vantaggiosi per entrambe le parti, evitando squilibri che potrebbero generare instabilità contrattuale.
- Anche nelle relazioni con gli investitori, un modello di adattamento progressivo e reciproco consente di trovare equilibri sostenibili tra la necessità di rendimento e la strategia di crescita dell’azienda.
La teoria dell’equilibrio di Nash rappresenta, dunque, un’evoluzione della teoria dei giochi, introducendo un modello adattivo che si adatta perfettamente ai contesti aziendali moderni.
L’applicazione di questa teoria nella governance aziendale permette di gestire il cambiamento in modo efficace, migliorare il coordinamento interno e costruire relazioni sostenibili con i principali attori del mercato. L’adozione di un approccio basato su questa logica aiuta le aziende a evitare rigidità decisionali, permettendo loro di affrontare mercati in continua evoluzione con maggiore flessibilità e resilienza. Per i leader aziendali, comprendere e applicare il modello può fare la differenza tra una gestione statica e una strategia vincente orientata alla crescita sostenibile.
Ma l’equilibrio di Nash non è solo una delle scoperte più importanti della matematica applicata al comportamento umano. È anche, in controluce, una metafora esistenziale. Perché chi l’ha formulato, John Forbes Nash Jr., ha passato gran parte della propria vita alla ricerca di un equilibrio ben più difficile: quello dentro di sé. E forse, proprio perché Io ha inseguito così disperatamente nel suo mondo interiore, è riuscito a intravederlo anche nei modelli razionali del comportamento strategico.
Conclusioni
Nash ha vissuto una delle traiettorie più complesse e struggenti della storia della scienza contemporanea. Dietro l’ambizione e il genio si nascondeva un’anima fragile, tormentata. A trent’anni, all’apice della carriera, Nash fu colpito da una forma grave di schizofrenia paranoide. Le allucinazioni si confondevano con i suoi pensieri matematici: era convinto che governi stranieri comunicassero con lui attraverso il “New York Times”, e che messaggi cifrati gli fossero indirizzati per salvare il mondo. Scriveva lettere deliranti a capi di Stato e ambasciatori, incollando sui fogli biglietti del metrò, ritagli, codici numerici. Nelle lavagne di Princeton lasciava frasi misteriose, e per anni divenne una sorta di spettro che si aggirava silenzioso nell’edificio in cui un tempo aveva brillato.
Ma la parte più sorprendente della storia è che Nash, nonostante tutto, è riuscito a guarire da un disturbo così pesante. Non grazie ai farmaci, che spesso rifiutava, ma – come dirà lui stesso – grazie a un lento processo di “razionalità volontaria”. Una progressiva scelta di non credere più alle voci, di ignorare le allucinazioni. Nessuno può dire con certezza come ci sia riuscito. Eppure, negli anni ’80, riemerse dal lungo blackout mentale. Ritornò a pensare, a studiare, a camminare di nuovo per Princeton con lo sguardo vivo, anche se segnato.
Nel 1994 ricevette il premio Nobel per l’economia. La cerimonia fu il culmine di un percorso di rinascita quasi miracoloso, tanto che l’Accademia svedese, prima di premiarlo, si rivolse a medici e psichiatri per accertarsi della sua capacità di partecipare. Nash si presentò con la moglie Alicia, che Io aveva seguito, curato, amato, anche nei momenti più bui.
E allora forse l’equilibrio di Nash è molto più di una formula. È l’esito di una lotta durata una vita, un punto di possibile armonia tra razionalità e caos, tra luce e ombra. La dimostrazione che anche laddove la mente sembra perdersi, la bellezza del pensiero può ancora tornare a fiorire. E che, a volte, le verità più universali nascono proprio nei luoghi più fragili dell’animo umano.
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Cesare Collinelli. Laureato con il massimo dei voti in Fisica Teorica aII’Università di Bologna, ha saputo tradurre il rigore della scienza in visione imprenditoriale, applicando i principi della fisica e della matematica alla guida e allo sviluppo dell’impresa. Dopo un’importante esperienza in aziende del settore IT, tra cui otto anni in IBM, nel 1994 fonda Azimut Romagna, realtà che nel 2008 diventa Gruppo Azimut. Collinelli ne guida la crescita fino alla nascita di Horsa, di cui è Presidente e fondatore. Sotto la sua leadership, Horsa si afferma come una delle realtà più rilevanti nel panorama italiano deII’Information Technology, un gruppo dinamico e articolato che integra competenze, tecnologie e soluzioni evolute. Il percorso di Cesare Collinelli riflette un raro equilibrio tra pensiero analitico e capacità imprenditoriale, visione strategica e concretezza operativa.
Andrea Fiorenza. Responsabile della comunicazione corporate di Horsa, dove cura l’identità, i contenuti e le strategie del brand. Partner di Horsa People in qualità di consulente di direzione, unisce la competenza nella psicologia delle organizzazioni con una solida esperienza nella progettazione di interventi per Io sviluppo manageriale e la cultura d’impresa. Saggista e romanziere, ha insegnato in scuole di specializzazione post- universitarie in Italia e in Europa, è autore di numerose pubblicazioni tradotte all’estero. Tra i suoi titoli di taglio aziendale più noti: La successione generazionale nelle aziende (Pozzi, 2024), Comunicazione e cambiamento (E.R. 1990), Una nuova leadership, a cura di (Pozzi, 2024), L’azienda abitabile (Pozzi, 2019). Ha inoltre curato l’edizione italiana del testo di Edgar Schein sulle ancore di carriera. In qualità di romanziere ha ottenuto premi e riconoscimenti con opere come L’elefante nel salotto (Fernandel, 2013), Ti lascio per ultimo (Gallucci, 2014) e Sospesi (Il Seme Bianco, 2019).