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	<title>grandi dimissioni Archivi - Horsa Blog</title>
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		<title>Il rumore delle dimissioni silenziose: note sul Quiet Quitting</title>
		<link>https://blog.horsa.com/segnali-deboli/il-rumore-delle-dimissioni-silenziose-note-sul-quiet-quitting/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Panzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Apr 2023 07:36:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnali deboli]]></category>
		<category><![CDATA[dimissioni silenziose]]></category>
		<category><![CDATA[grandi dimissioni]]></category>
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<p>Sul <strong>Quiet Quitting</strong>, parola lanciata la scorsa estate su TikTok da un ingegnere poco più che ventenne di New York, un certo Zaid Khan, si sta discutendo molto e da più parti.</p>
<p>Si dice che è il vero sintomo del post Covid, il segnale del fatto che <strong>le persone hanno meno voglia di impegnarsi nel lavoro</strong>, che si disinteressano progressivamente delle attività che svolgono, che rappresenti una sorta di <em>dimissione silenziosa</em>. Questa definizione, “dimissioni silenziose” mi colpisce tutte le volte che la leggo, mi rimanda l’idea di qualcosa che si fa in segretezza, di nascosto. E allora mi faccio la domanda: <strong>le persone se ne vanno in silenzio per non fare rumore oppure perché nessuno le ha viste prima? </strong></p>
<p>Disinteressarsi, andarsene in silenzio, più che un fenomeno da studiare mi sembra <strong>una forma di abbandono</strong> che non so dire quanto veramente abbia a che fare con il riprendersi in mano la propria vita, lasciare un lavoro per fare cose che si ritengono più in linea con le proprie caratteristiche o, piuttosto, lasciare un posto silenziosamente perché non è stato in grado di “vederci”.</p>
<p>Il <strong>sentirsi visti</strong> è un aspetto psicologico molto importante che ha a che fare con l’essere riconosciuti, venire considerati e <strong>sentirsi presenti nei pensieri di qualcun altro</strong>: del capo, dell’azienda, di un progetto. Quando questo aspetto viene a mancare, credo si possa dire che la persona viva uno stato di abbandono e allora, a sua volta, abbandona. Lo fa in punta di piedi, disinvestendo lentamente come ci si spoglia dei vestiti pesanti, pigramente, nei mesi in cui arriva piano piano la bella stagione. Si inizia con l’abbandonare i guanti e il cappello di lana, poi è la volta del cappotto pesante e del maglione che si dimentica in macchina perché fuori fa caldo e non serve più.</p>
<p>Eppure, dietro al fare il minimo indispensabile, almeno così viene descritto questo fenomeno da diverse fonti, sembra esserci <strong>un sentimento che ha a che fare con la scontentezza, l’insoddisfazione, la demotivazione</strong> piuttosto che con una scelta di vita. “Sono scontento e silenziosamente me ne vado” sembrano dirci i <em>quiet quitter</em>, come se non ci fosse la possibilità di dire o di trovare lo spazio di un ascolto altro, di un contenitore capace di contenere perplessità, dubbi, angosce persino e frustrazioni legate a un tempo-lavoro che sembra mangiare tutto, che non lascia scampo, che sottopaga e che in alcuni casi annienta.</p>
<p>Non sono in grado di fare analisi sociologiche di ampia portata; più che i grandi movimenti – devo averlo già detto da qualche parte – sono attratta dai dettagli, dalle storie di vita che vedo nei corridoi del lavoro che abito e dell’azienda che rappresento.</p>
<p>Non sono capace di pensare che il quiet quitting sia la soluzione, non riesco a sostenere che “disinvestire” sia la cura per la demotivazione o un nuovo stile di vita per le generazioni future. <strong>Non auguro ai miei prossimi colleghi, ai più giovani, di trovarsi tra le fila di chi si dimette silenziosamente.</strong> Non so come stanno quelle persone che vivono dentro a quel silenzio, non viste da nessuno, ma faccio fatica a pensare che sia una scelta di vita. Io penso che investire così come disinvestire in un’attività o in un lavoro che si è svolto magari per tanto tempo sia qualcosa che ha bisogno di energia, di un progetto, di vitalità e della forza di esserci, piuttosto che di un abbandono senza saluto. Infatti, quando un collega lascia la mia organizzazione io o le mie colleghe facciamo un’intervista di uscita che serve a capire cosa è andato storto, ad avere altre informazioni sull’andamento di un certo segmento dell’organizzazione ma serve anche a dire a quella persona: <strong>ti vedo, la tua uscita dalla nostra organizzazione fa rumore</strong>, eccome.</p>
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		<title>Quelli che ce l’hanno fatta (davvero?): le grandi dimissioni</title>
		<link>https://blog.horsa.com/segnali-deboli/quelli-che-ce-lhanno-fatta-le-grandi-dimissioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Panzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Apr 2023 07:23:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnali deboli]]></category>
		<category><![CDATA[grandi dimissioni]]></category>
		<category><![CDATA[great resignation]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Io non ho una opinione su tutte le cose. Sono di indole pigra e non mi riesce. Perlopiù osservo gli eventi dalle finestre da cui si affacciano tutti e quando rientro e chiudo le persiane, è più lo stato di confusione che quello di pensiero. Non sono attratta dai grandi cambiamenti, mi interessano i piccoli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" wp-image-1607 aligncenter" src="http://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/04/segnali-deboli-blog-5-300x169.jpg?x65201" alt="" width="782" height="441" srcset="https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/04/segnali-deboli-blog-5-300x169.jpg 300w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/04/segnali-deboli-blog-5-1024x576.jpg 1024w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/04/segnali-deboli-blog-5-768x432.jpg 768w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/04/segnali-deboli-blog-5-1536x864.jpg 1536w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/04/segnali-deboli-blog-5.jpg 1600w" sizes="(max-width: 782px) 100vw, 782px" /></p>
<p>Io non ho una opinione su tutte le cose. Sono di indole pigra e non mi riesce.</p>
<p>Perlopiù osservo gli eventi dalle finestre da cui si affacciano tutti e quando rientro e chiudo le persiane, è più lo stato di confusione che quello di pensiero. Non sono attratta dai grandi cambiamenti, mi interessano i piccoli eventi, le piccole questioni, i piccoli mutamenti. I <strong>segnali deboli</strong>.</p>
<h4><strong>Le grandi dimissioni</strong></h4>
<p>Se devo parlare del fenomeno delle <strong>grandi dimissioni, </strong>ad esempio, io non so bene che cosa dire, che cosa aggiungere a quello che già tutti dicono: che è colpa della pandemia, che i baby-boomers erano migliori, che i giovani non hanno voglia di lavorare. Io non ho delle risposte; mi chiedo solo se non sia presto per capire quello che significa uscire da una pandemia e trovarsi in mezzo a una guerra, mi chiedo se interpretare gli eventi mentre si svolgono magari non è saggio e che solo tra vent’anni, forse, potremo dire che cosa davvero è passato nella mente di chi un giorno, liberando la scrivania, ci ha detto: “Ciao, non ritornerò”.</p>
<p>E chissà dove se ne sono andati quelli che hanno cambiato vita, quelli che per qualcuno “<strong>ce l’hanno fatta</strong>”, che si sono salvati con le <em>grandi dimissioni</em>.</p>
<p>Io non so se ce l’hanno fatta, ma un po&#8217; mi dispiace pensare che sia diventato un “fenomeno” da studiare: la libertà di poter cambiare idea su se stessi, di sterzare lungo la strada, di continuare a progettare la propria vita.</p>
<p>Nel corso delle mie giornate in azienda, spero di continuare a incontrare persone in cerca di qualcosa che non hanno mai provato, con la voglia e la curiosità di sperimentarsi per la prima volta in attività che non hanno mai svolto. E vorrei che pensassero a me come a qualcuno che conosce bene il gioco dell’esplorazione, l’euforia di provare a buttarsi, <strong>senza avere l’ossessione del lavoro per la vita</strong>.</p>
<p>Se sarò in grado di fornire un buon ambiente lavorativo, anche solo provvisorio, nel quale conoscersi e da lì ripartire, sentirò di aver fatto un buon lavoro.</p>
<p>Penso che la <strong>sfida</strong> in fondo sia questa: accogliere chi arriva anche da esplorazioni diverse, e forse accettare che qualcuno ci lasci lungo la strada.</p>
<p>Senza andare troppo in crisi.</p>
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