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	<title>LEGGERE Archivi - Horsa Blog</title>
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	<description>Eccellenza nelle soluzioni IT per la Digital Transformation delle imprese</description>
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		<title>Quando l&#8217;intelligenza è creativa</title>
		<link>https://blog.horsa.com/leggere/quando-lintelligenza-e-creativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Panzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Oct 2023 07:30:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LEGGERE]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza creativa]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero di integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero di suddivisione]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero distale]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero inverso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Probabilmente, scrivere un articolo sulla creatività potrebbe risultare vagamente poco creativo, così come potremmo definire poco originale la definizione secondo la quale, al giorno d’oggi, la creatività si pone alla base di tutte le professioni e la si porrà sempre di più.  D’altronde, a nostra discolpa, persino un sondaggio di IBM che ha coinvolto CEO [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-1821 aligncenter" src="http://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/10/rubrica-Redazione-partecipata-font-poppins-300x169.jpg?x65201" alt="" width="787" height="443" srcset="https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/10/rubrica-Redazione-partecipata-font-poppins-300x169.jpg 300w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/10/rubrica-Redazione-partecipata-font-poppins-1024x576.jpg 1024w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/10/rubrica-Redazione-partecipata-font-poppins-768x432.jpg 768w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/10/rubrica-Redazione-partecipata-font-poppins-1536x864.jpg 1536w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/10/rubrica-Redazione-partecipata-font-poppins.jpg 1600w" sizes="(max-width: 787px) 100vw, 787px" /></p>
<p><span data-contrast="auto">Probabilmente, scrivere un articolo sulla creatività potrebbe risultare vagamente </span><i><span data-contrast="auto">poco creativo</span></i><span data-contrast="auto">, così come potremmo definire </span><i><span data-contrast="auto">poco originale</span></i><span data-contrast="auto"> la definizione secondo la quale, al giorno d’oggi, la creatività si pone alla base di tutte le professioni e la si porrà sempre di più.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">D’altronde, a nostra discolpa, persino un </span><a href="https://www.ibm.com/downloads/cas/D1XAGN8R"><span data-contrast="none">sondaggio di IBM</span></a><span data-contrast="auto"> che ha coinvolto CEO di tutto il mondo, sancisce che la </span><b><span data-contrast="auto">creatività</span></b><span data-contrast="auto"> sia in assoluto la </span><i><span data-contrast="auto">caratteristica più ricercata in un leader,</span></i><span data-contrast="auto"> e la riprova della bontà di questa teoria sono le innumerevoli aziende nate dal pensiero di un </span><b><span data-contrast="auto">intelletto estroso e innovativo</span></b><span data-contrast="auto">.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Questo non vale soltanto per i leader o i CEO, </span><b><span data-contrast="auto">vale per tutti i dipendenti</span></b><span data-contrast="auto"> a </span><b><span data-contrast="auto">tutti i livelli</span></b><span data-contrast="auto">. Innanzitutto perché l’automazione delega i compiti ripetitivi alle macchine e </span><i><span data-contrast="auto">lascia libere le teste pensanti di immaginare nuovi processi di innovazione</span></i><span data-contrast="auto">; in secondo luogo, è altrettanto vero che l’odierna complessità del business e delle sfide che ogni giorno ci vengono poste innanzi, ad ogni livello professionale, necessitano di </span><i><span data-contrast="auto">riscontri originali a problematiche sempre più intricate</span></i><span data-contrast="auto">.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per provare a rispondere adeguatamente alle complicazioni in cui possiamo incappare quando ci approcciamo a un nuovo progetto, possiamo provare a mettere in atto, concretamente, alcune opzioni. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Ma prima di vedere nello specifico in che modo farlo, dobbiamo fare una premessa: nell’interessante libro </span><b><i><span data-contrast="auto">Tomorrowmind</span></i></b><span data-contrast="auto">, Gabriella Kellerman e Martin Seligman spiegano che l’intelligenza creativa si può distinguere in </span><b><span data-contrast="auto">quattro tipologie di pensiero</span></b><span data-contrast="auto">:</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true}"> </span></p>
<ol>
<li><b><span data-contrast="auto">Il pensiero di INTEGRAZIONE</span></b></li>
</ol>
<p><span data-contrast="auto">Ci permette non soltanto di </span><i><span data-contrast="auto">collegare concetti</span></i><span data-contrast="auto">, ma di </span><i><span data-contrast="auto">integrarli in un’unica grande teoria unificante</span></i><span data-contrast="auto">. Un esempio significativo è quello di Apple, che, nel 2007, commercializzò per la prima volta iPhone, facendo convergere in un unico oggetto (integrazione) quei bisogni che l’utente, fino a quel momento, soddisfaceva usufruendo di device separati: Apple unì foto, video, musica e telefono in un unico, iconico, oggetto.</span><br />
<span data-contrast="auto">Anche nella storia dell’informatica e dei sistemi gestionali abbiamo, nel tempo, assistito a questo tipo di cambiamento: dagli applicativi implementati per le singole aree funzionali di un’azienda, si è passati a prodotti unici arricchiti da una copertura funzionale su tutta la mappa applicativa dell’organizzazione in grado di dialogare in tempo reale tra loro.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true}"> </span></p>
<ol start="2">
<li><span data-contrast="auto"> I</span><b><span data-contrast="auto">l pensiero di SUDDIVISIONE</span></b></li>
</ol>
<p><span data-contrast="auto">È l’esatto contrario dell’integrazione e permette di </span><i><span data-contrast="auto">modulare parti del tutto</span></i><span data-contrast="auto"> e trarre </span><i><span data-contrast="auto">beneficio</span></i><span data-contrast="auto"> e </span><i><span data-contrast="auto">utilità dalla divisione segmentaria</span></i><span data-contrast="auto"> e dalla sua conseguente </span><i><span data-contrast="auto">intercambiabilità</span></i><span data-contrast="auto">.</span><br />
<span data-contrast="auto">Pensiamo, per esempio, all’origine della catena di montaggio: prima della rivoluzione industriale un artigiano poteva realizzare un oggetto dall’inizio alla fine, ma quando fu introdotto il concetto di </span><i><span data-contrast="auto">parti intercambiabili</span></i><span data-contrast="auto">, ci si rese conto che queste potevano essere prodotte indipendentemente dall’oggetto intero e che sarebbero potute servire come componenti di un prodotto anche totalmente diverso da quello originario.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Un esempio più recente è quello dei computer quantistici che, applicando la fisica delle particelle, rispetto a un computer tradizionale usufruiscono di un aumento esponenziale della potenza computazionale grazie all’ubiquità dei </span><i><span data-contrast="auto">qbit</span></i><span data-contrast="auto">, i quali sono in grado di occupare posizioni diverse simultaneamente, rendendo quindi i processori quantistici infinitamente più veloci.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true}"> </span></p>
<ol start="3">
<li><b><span data-contrast="auto"> Il pensiero INVERSO</span></b></li>
</ol>
<p><span data-contrast="auto">Si dice che tendenzialmente, quando ci si focalizza su una figura, si distoglie l’attenzione dallo sfondo. Come nel classico detto “</span><i><span data-contrast="auto">Can’t see the forest for the trees</span></i><span data-contrast="auto">”</span><span data-contrast="auto"> </span><span data-contrast="auto">—</span><span data-contrast="auto"> </span><span data-contrast="auto">vedere l’albero e non la foresta</span><span data-contrast="auto"> </span><span data-contrast="auto">—</span><span data-contrast="auto"> </span><span data-contrast="auto">si usa porre l’attenzione sui dettagli piuttosto che sul contorno. Il pensiero inverso si riferisce invece alla </span><i><span data-contrast="auto">capacità di spostare il fulcro dell’attenzione dal primo piano allo sfondo</span></i><span data-contrast="auto">, riuscendo a cogliere dettagli indistintamente da </span><i><span data-contrast="auto">entrambe le percezioni</span></i><span data-contrast="auto">.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Un aneddoto molto significativo riguarda la nascita della tecnologia GPS: nel 1957 quando il programma spaziale sovietico lanciò lo Sputnik, il primo satellite a orbitare intorno al nostro pianeta, gli USA utilizzarono due punti distanti sulla terra per monitorarne velocità e posizione grazie all’effetto Doppler. Nel 1958 si comprese come questo approccio poteva essere applicato per lo scopo esattamente opposto, ovvero utilizzando dei punti nello spazio per seguire gli oggetti sulla terra.</span><br />
<span data-contrast="auto">In ambito informatico il pensiero inverso ha prodotto numerosi esempi virtuosi: tante sono le software house nate dall’emancipazione di divisioni IT interne a organizzazioni medio grandi oppure grazie all’ideazione e lo sviluppo di software implementati in seguito con successo in altre aziende.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true}"> </span></p>
<ol start="4">
<li><span data-contrast="auto"> Il </span><b><span data-contrast="auto">pensiero DISTALE</span></b><span data-contrast="auto"> </span></li>
</ol>
<p><span data-contrast="auto">Indica, infine, la capacità di </span><i><span data-contrast="auto">immaginare qualcosa di fruibile nel futuro ma che nel presente risulta impossibile da vedere</span></i><span data-contrast="auto">: il mondo è pieno di esempi di geni creativi che, grazie al loro approccio visionario, hanno avuto successo mettendo a frutto la loro immaginazione.</span></p>
<p><span data-contrast="auto">Ma non è sempre detto che il mondo sia pronto alle innovazioni troppo futuribili: ad esempio, nel 1983, quando i personal computer stavano appena affermandosi e molto prima che l’accesso a Internet diventasse universale, </span><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/David_Chaum"><span data-contrast="none">David Chaum</span></a><span data-contrast="auto"> inventò il denaro digitale: la sua azienda inviò il primo pagamento elettronico nel lontano 1994. Ma ancora non esisteva l’ecosistema economico e tecnologico necessario a un’adozione diffusa della valuta digitale e l’azienda fallì nel 1998.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span data-contrast="auto">Abbiamo visto quali sono i quattro tipi di </span><b><span data-contrast="auto">pensiero divergente</span></b><span data-contrast="auto"> e le loro caratteristiche fondamentali.</span><br />
<i><span data-contrast="auto">Ma in che modo si può procedere, a questo punto?</span></i><span data-contrast="auto"> </span><br />
<span data-contrast="auto">Cercando, in </span><b><span data-contrast="auto">fase di progettazione</span></b><span data-contrast="auto">, di valutare opzioni che soddisfino ognuno di questi quattro stili, esplorando </span><b><span data-contrast="auto">strade diverse</span></b><span data-contrast="auto"> dal proprio </span><b><span data-contrast="auto">approccio cognitivo</span></b><span data-contrast="auto">.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Un modo concreto per provare a innovare il nostro modo di lavorare è </span><b><span data-contrast="auto">porsi sempre delle domande</span></b><span data-contrast="auto">: ad esempio, che tipo di pensiero creativo ci viene più naturale? E cosa succederebbe se provassimo a pensare in modo alternativo, uscendo dalla nostra comfort zone?</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Se si lavora in team è molto probabile che ognuno abbia il proprio stile e possa apportare diversificazione: </span><b><span data-contrast="auto">analizzare ogni opzione tenendo presenti i 4 stili di pensiero </span></b><span data-contrast="auto">è un primo passo per integrare le idee e creare innovazione da pensieri divergenti.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Inoltre, può aiutare anche </span><b><span data-contrast="auto">l’osservazione dei progetti</span></b><span data-contrast="auto"> portati già a termine dall’organizzazione: a quale categoria di pensiero creativo appartengono? Quali cambiamenti si sarebbero potuti apportare, ragionando attraverso il pensiero di integrazione oppure attraverso quello di suddivisione? Qualcuno ha suggerito accorgimenti, in merito all’eventuale prodotto in questione, in un’ottica di pensiero distale? E così via.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Possiamo agire in molti modi per analizzare un progetto, una criticità, un </span><i><span data-contrast="auto">modus operandi</span></i><span data-contrast="auto"> consolidato, ma ciò che conta è cercare sempre di coltivare questi 4 tipi di pensiero creativo, anche quelli che naturalmente non ci appartengono.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true}"> </span></p>
<p><a href="https://books.google.it/books/about/Tomorrowmind.html?id=ccQ5zwEACAAJ&amp;redir_esc=y"><img decoding="async" class="wp-image-1822 aligncenter" src="http://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/10/rubrica-biografia-Redazione-partecipata-300x169.jpg?x65201" alt="" width="776" height="437" srcset="https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/10/rubrica-biografia-Redazione-partecipata-300x169.jpg 300w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/10/rubrica-biografia-Redazione-partecipata-1024x576.jpg 1024w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/10/rubrica-biografia-Redazione-partecipata-768x432.jpg 768w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/10/rubrica-biografia-Redazione-partecipata-1536x864.jpg 1536w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/10/rubrica-biografia-Redazione-partecipata.jpg 1600w" sizes="(max-width: 776px) 100vw, 776px" /></a></p>
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			</item>
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		<title>“Da grande” di Giulio Xhaët – non è mai troppo tardi per capire chi potresti diventare</title>
		<link>https://blog.horsa.com/leggere/rp-da-grande-di-giulio-xhaet-non-e-mai-troppo-tardi-per-capire-chi-potresti-diventare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[silvia.danna@horsa.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Apr 2023 08:30:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LEGGERE]]></category>
		<category><![CDATA[crescita personale]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Xhaet]]></category>
		<category><![CDATA[motivazione]]></category>
		<category><![CDATA[redazione partecipata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; I libri di crescita personale, è diceria, sono pieni di consigli inapplicabili: sveglia alle 4:30, mangia una frutto, meglio se frullato con un po’ di proteine in polvere, poi fai un’ora di sport (corri, e tieni il ritmo grazie al tuo orologio digitale multifunzione), e poi medita in silenzio per almeno venti minuti – [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-1467 size-large" src="http://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/04/rubrica-Redazione-partecipata-font-poppins-1024x576.jpg?x65201" alt="" width="1024" height="576" srcset="https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/04/rubrica-Redazione-partecipata-font-poppins-1024x576.jpg 1024w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/04/rubrica-Redazione-partecipata-font-poppins-300x169.jpg 300w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/04/rubrica-Redazione-partecipata-font-poppins-768x432.jpg 768w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/04/rubrica-Redazione-partecipata-font-poppins-1536x864.jpg 1536w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/04/rubrica-Redazione-partecipata-font-poppins.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I libri di crescita personale, è diceria, sono pieni di consigli inapplicabili: sveglia alle 4:30, mangia una frutto, meglio se frullato con un po’ di proteine in polvere, poi fai un’ora di sport (corri, e tieni il ritmo grazie al tuo orologio digitale multifunzione), e poi medita in silenzio per almeno venti minuti – in silenzio, mi raccomando, fallo sapere agli operai che trapanano l’asfalto da una settimana proprio sotto la tua finestra. Alle 7:30 una doccia fredda, che risveglia la muscolatura, e senza rischiare l’assideramento indossa i tuoi impeccabili vestiti per iniziare la giornata.</p>
<p>Forse non è poi così tanto una diceria o un pregiudizio. La verità è che, sì, <strong>molti manuali di self-help e di crescita personale mettono in campo dei consigli irrealizzabili</strong>, formule magiche per riacquistare il controllo della propria vita, per lavorare meglio e di meno, ma guadagnando di più; per vivere felici e contenti, insomma, in questi anni specchio di una frenesia incontrollata e della famigerata FOMO (la paura di essere <em>tagliati fuori</em> dalla vita sociale).</p>
<p>Quando, allora, ho letto il titolo di questo testo, <em>Da grande</em>, ho pensato si trattasse della solita solfa. Ma non si è mai abbastanza curiosi, quindi ho girato il libro e ho letto la quarta di copertina.</p>
<h6><strong>“Pensando al momento contemporaneo che ridimensiona le ambizioni e i sogni e ci fa vivere come sott’acqua, immagino <em>Da grande</em> come un aiuto per tornare a respirare un’aria che sa di buono.”</strong></h6>
<p>E poi, continua:</p>
<h6><strong>“Questo libro è: un percorso di domande generative per capire le vostre vocazioni; un antidoto a chi dice «Volere è potere» o peggio «Nulla si può cambiare» […]; una ricerca interdisciplinare sul nuovo mondo del lavoro.”</strong></h6>
<p>Giulio Xhaët rispetta le sue promesse, intraprendendo un viaggio nelle possibilità che ci aspettano: <em>quante persone potrai diventare nei prossimi 10 anni?</em> Forse è questa la domanda più generativa dell’intero manuale. E su questa vorrei porre l’attenzione, come fa l’autore, per spronarci ad ammirare più da vicino la bellezza dell’apprendimento.</p>
<h6>“Le persone che nell’intimo pensano di poter cambiare tendono ad amare di più ciò che fanno, anche nei momenti difficili, apprendono più facilmente e dimostrano maggior spirito di adattamento. Il sociologo Benjamin Barber era solito ripetere: «Per me il mondo non si divide in deboli e forti, o vincenti e perdenti, ma in chi apprende e in chi non apprende.» Un ottimo esercizio mentale per allenare la propensione al cambiamento consiste nel cimentarsi in un’attività mai fatta prima. Per questo ogni tanto ci fa bene domandarci: <strong>qual è stata l’ultima volta che ho fatto qualcosa per la prima volta?</strong>”</h6>
<p>Qual è stata, dunque? Attraverso narrazioni sociologiche e racconti di chi questo apprendimento lo vive quotidianamente, l’autore ci prende per mano non per imboccare una strada già scritta e che magari dovevamo solo scoprire, ma per costruire il sentiero sotto di noi, e fatto per noi, un passo alla volta. Per farlo, Xhaët analizza quattro macro categorie, partendo dall’<strong>ansia</strong> <strong>sociale</strong>, attraversando il godimento dell’apprendimento nell’equilibrio precario fra <strong>talento e riscontro economico</strong>, per trovare il nostro <em>flow</em>; navigando poi nell’oceano del <strong>fallimento</strong> (che è inevitabile e che a volte, anche se non sempre, fa bene), fino a raggiungere non un traguardo ma la <strong>consapevolezza</strong> di poter lasciare, in qualche modo, il <em>segno nel mondo</em> che tutti sogniamo.</p>
<p>Ma non è solo un racconto motivazionale. Attraverso le interviste e gli studi riportati (dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi al professore Alessandro Cravera), <em>Da grande</em> analizza dei comportamenti sistemici che ci ingabbiano in schemi mentali ripetenti e fallimentari: il sentimento di svantaggio, ad esempio, o la critica della <strong>società della performance</strong>; e poi la paura del futuro nell’incertezza che caratterizza molti aspetti del mondo lavorativo. Non assolutismi, quindi, poiché l’autore non pretende di fornire una risposta pronta per ognuno, ma dà gli strumenti necessari affinché tutti possano analizzare le proprie motivazioni, allo scopo di trovare la nostra (o le nostre!) <em>purpose</em>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-1468 size-large" src="http://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/04/rubrica-biografia-Redazione-partecipata-1024x576.jpg?x65201" alt="" width="1024" height="576" srcset="https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/04/rubrica-biografia-Redazione-partecipata-1024x576.jpg 1024w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/04/rubrica-biografia-Redazione-partecipata-300x169.jpg 300w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/04/rubrica-biografia-Redazione-partecipata-768x432.jpg 768w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/04/rubrica-biografia-Redazione-partecipata-1536x864.jpg 1536w, https://blog.horsa.com/wp-content/uploads/2023/04/rubrica-biografia-Redazione-partecipata.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
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